VALERIO VERBANO. Una ferita ancora aperta

VALERIO VERBANO. Una ferita ancora apertaCapoccetti Boccia, Marco

 

Accade a Roma il 22 febbraio del 1980. Tre individui armati e con il volto coperto da passamontagna si presentano al civico 114 di via Monte Bianco, l’appartamento in cui Valerio Verbano, militante di Autonomia Operaia appena diciannovenne, vive insieme ai genitori. Il ragazzo, in quel momento non è in casa. Le persone che lo stanno cercando, allora, legano sul letto della loro camera suo padre e sua madre, e lo aspettano. Valerio apre la porta di casa sua alle 13.40 e viene immediatamente assalito. Ne nasce una colluttazione che ha termine soltanto con un colpo di pistola che raggiunge il giovane Verbano alla schiena perforandogli l’intestino. Valerio muore ma, da quella terribile data, passano oltre trent’anni prima che al suo nome possa essere collegato quello degli assassini. Un mistero terribile che Marco Capoccetti Boccia ricostruisce con dovizia di particolari: Valerio, prima di morire, stava indagando sul mondo dell’estrema destra romana e raccoglieva materiali che avrebbero dimostrato i legami tra l’eversione nera, gli ambienti della Banda della Magliana e gli stessi poteri pubblici, il tutto destinato a comporre un dossier che, evidentemente, costò la vita al comunista romano. Quello stesso incartamento, a suo tempo sequestrato dagli inquirenti, risulta clamorosamente scomparso dagli archivi del Tribunale di Roma, e alla stessa – inspiegabile – sorte è andata incontro la pistola calibro 38 con cui Verbano venne assassinato.
Sono questi gli attori principali presenti sulla scena del delitto Verbano: terroristi neri che, insieme a istituzioni incuranti se non complici, fanno della passione e della morte del ragazzo romano un omicidio di Stato.

dalla quarta di copertina

casa-editrice: Castelvecchi
anno: 2011
isbn: 9788876154416
euro: 19,50